In un mondo globalizzato, dove tutto ormai si produce industrialmente e in serie, con rapidità per abbattere i costi, le poche eccellenze artigiane rimaste faticano a mettersi in mostra e a non essere sopraffatte da tanta concorrenza sleale. Una tipologia di azienda e di produzione artigianale che risente molto di questi problemi è quella che realizza pavimenti e mattoni in cotto fatto a mano, come quelli prodotti da www.cotto-italia.it della Fornace di Enrico Palmucci a Castel Viscardo (TR), in Umbria.

Una tradizione secolare, tramandata di generazione in generazione tra mastri fornaciai dei diversi luoghi di specializzazione, come Castel Viscardo, appunto, Faenza, Impruneta (famosa per il suo cotto Rosso, tipicamente Toscano). Quale che fosse la località o la fornace, l’accuratezza delle procedure era e resta la stessa del XV secolo: sono passati 600 anni da quando questa produzione ha preso il via, ma i fondamenti per produrre pavimenti e mattoni in cotto fatto a mano non sono cambiati. Accurata selezione delle materie prime – argille e acqua -, lavorazione e forgiatura fatta a mano, lenta essiccazione all’aria aperta degli stampi, cottura a circa 1000°C in fornace per la temperatura: questi i passaggi fondamentali, se anche uno solo viene limato o viene a mancare per ottimizzare il processo, i mattoni e le piastrelle non avranno più le loro qualità, come durevolezza, resistenza e bellezza imperitura.

Ci vuole un occhio attento per distinguere pavimenti e mattoni in cotto fatto mano da quelli prodotti in serie, anzi forse di occhi ce ne vorrebbero tre.

Un occhio per notare le differenze

L’eccezionalità di un mattone, come di una piastrella, listello, vaso, tegola o quel che sia in cotto fatto a mano sta nella sua unicità. Le sapienti mani dei mastri fornaciai e degli addetti alla produzione artigianale sono in grado di realizzare centinaia e centinaia di pezzi tutti dello stesso formato, colore, tipologia e a che a primo impatto risultino identici – si pensi alle mattonelle da posare in un intero appartamento, – ma che, in realtà, hanno delle piccolissime differenze. Differenze quasi impercettibili se non da vicino e confrontandole una per una, ma ovviamente ci sono proprio perché realizzate da una persona e non da un macchinario. Controllando accuratamente una partita di mattoni o di mattonelle è buon segno trovare lievi differenze, piccolissime imperfezioni perché si è quasi sicuramente in presenza di cotto fatto a mano.

Un occhio per valutare il prezzo

Un altro accorgimento, poi, è quello di ponderare bene il prezzo a cui è venduto. Sotto ai 18€/mq è quasi impossibile che siano pavimenti e mattoni di cotto fatto a mano in Italia. La produzione artigianale, come detto, necessita di molti passaggi, lente lavorazioni e manodopera esperta: un prezzo troppo basso è indice di produzione industriale. A meno che, chiaramente, non ci sia una motivazione straordinaria: una partita dichiarata difettata – che magari per un ambiente da giorno non va bene, ma nulla vieta di usarla in cantina o all’esterno – un’azienda che sta chiudendo, oppure i “rimasugli” di alcuni lotti.

Un occhio per capire la resistenza

Infine, l’ultimo occhio serve per analizzare la resistenza delle mattonelle acquistate o che si sta per acquistare. Anche un orecchio, a dire il vero, servirebbe. I mastri fornaciai sono in grado di valutare la bontà del prodotto dal suono emesso da due mattoni battuti uno contro l’altro. Tutte le restanti persone, invece, possono affidarsi alla logica: mattoni e mattonelle spaccate, seriamente danneggiate già nella partita in negozio o tra quelle giunte a casa sono indice di bassa qualità o del fatto che non sia cotto fatto a mano. Chi spaccia la propria produzione seriale o a risparmio per cotto fatto a mano risparmia sulla quantità di materiale usato – si avranno mattoni e piastrelle più sottili – o sui tempi di essiccamento e cottura, andando a ledere pericolosamente la resistenza del prodotto. Una mattonella non temprata a dovere o più sottile del dovuto sarà facile alla rottura già nel trasporto, figuriamoci durante il taglio per la posa o una volta sottoposta all’usura e agli sbalzi di temperatura.