floriana_de_micheleL’arte di Vincere: recensione al film della Psicologa Floriana De Michele all’evento “Cinema e Psichiatria”, 2016, L’Aquila

quattordicesima edizione- realizzata dall’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica” e dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl dell’Aquila, dedicato al tema dell’invidia.

La trama è quella classica di un uomo che la vita ha già sconfitto, il quale si gioca tutto per la sua seconda occasione. Tratto da una storia vera ed ambientato nel 2002 il film “Moneyball“ in italiano “L’arte di vincere”, con protagonista Brad Pitt, trae origine dalla volontà di voler rischiare tutta la propria carriera in favore di un’idea, capace di poter cambiare uno degli sport più amati d’America: il baseball.

Solo che questa storia di sport non è di quelle in cui i limiti del corpo sono travalicati da un’indomabile volontà ben motivata, ma di quelle in cui il trionfo sportivo corrisponde a un trionfo personale e intellettuale. “L’arte di vincereva a toccare senza fretta le corde più personalmente intellettuali di ognuno, sorprende e spiazza chi non conosce la storia del baseball (cioè tutti in questo paese) senza fare baccano. Le sconfitte del passato possono essere le chiavi per il successo del futuro.

Quelli che attraversano il muro per la primi sono una minaccia per quelli che dettano le regole dice in tono consolatorio il finanziatore della squadra a Billy alla fine del Film, perché sfidano il potere costituito e dimostrano il coraggio ovvero la forza interiore di cui dispone la persona: ed è proprio questa capacità d’iniziativa e questa forza interiore l’oggetto dell’INVIDIA.

La sicurezza di sé, la mancanza della paura, la capacità di risolvere i problemi a tutti i costi, anche correndo il rischio, consapevolmente, di rimanere vittima del proprio coraggio, sono caratteristiche di quelle tante persone che, nella vita quotidiana combattono per affermare il proprio valore! proprio come fa il protagonista del film, Billy Beane (Brad Pitt) ex-giocatore di baseball che ora allena la squadra di baseball Oakland Athletics.

Si, perché l’INVIDIA è un sentimento che scatta negli ambienti frequentati dai pari, nei gruppi sociali in cui si è inseriti, nei confronti cioè delle persone che si hanno vicine, che conducono la nostra stessa vita: il familiare, l’amico, il vicino di casa, il collega. Affinché possa scattare l’INVIDIA è molto importante il fattore della vicinanza tra le persone.

Le persone lontane che iniziano e realizzano progetti suscitano AMMIRAZIONE, cioè un sentimento basato sulla stima e sulla condivisione dei valori o progetti che si possono emulare, riprodurre, copiare, insomma diventano uno stimolo per tutti alla crescita e allo sviluppo umano. Alle persone lontane non si può prendere o meglio rubare niente, alle persone vicine, invece, si, perché loro condividono il proprio stile di vita con il gruppo tanto da permettere la confusione tra gli stessi membri.

Nel gruppo, infatti, a volte, le persone possono perdere la propria identità adagiandosi, nel tempo, alle abitudini e creando quella zona di confort, o di sicurezza, in cui tutti si sentono più tranquilli, si conformano, cioè danno una forma socialmente accettabile ai propri comportamenti. Il conformismo fa sottovalutare e lasciare andare qualsiasi problema relativo all’affermazione di se stessi, pur di non entrare in CONFLITTO con gli altri partecipanti al gruppo o di non sfidare l’AUTORITA’ costituita, poiché ogni gruppo si forma intorno ad un leader che bene o male lo guida.

Ci sono, tuttavia, e per fortuna, degli individui che sviluppano grandi motivazioni al cambiamento! loro presentano bisogni interiori di affermazione di sé importanti da soddisfare, come nell’esempio del film per il protagonista Billy: il fallimento nei propri affetti, il fallimento nella propria carriera da battitore, il fallimento nel vedere la propria squadra perdere poco dopo aver assaporato il gusto della vittoria (la figlia del protagonista Billy gli canta la canzoncina “Sei un perdente papà”).

In momenti come questi, come insegna Melania Klein, con il suo scritto “Invidia e gratitudine”, si può dare spazio alla pulsione di vita, affermando il Sè con forza e volontà, oppure dare spazio alla pulsione di morte, mettendo in atto processi invidiosi.

Molte persone si rendono conto realisticamente e costruttivamente di avere questa spinta al cambiamento ed invece di cadere nella bramosia di possedere la forza interiore dell’Altro cedendo al meccanismo distruttivo dell’invidia, generando inimicizie e psicopatologia, decidono di affrontare la sofferenza che ne deriva impegnandosi a realizzare il proprio progetto di vita superando i meccanismi difensivi invidiosi.

Il protagonista del film Billy nel film L’arte di vincere si comporta proprio così: molto determinato a vincere non potendo contare sulle “poche” finanze a disposizione cerca di rimettersi in gioco e rivalutare la sua personalità, utilizzando una teoria statistica che permette di selezionare giocatori basandosi quasi esclusivamente sulla percentuale numerica delle volte in cui il giocatore conquista una base senza aiuto di penalità. Cambia totalmente il suo schema di pensiero, rompe con i valori familiari e va in cerca di nuovi alleati e compagni di vita.

La “paura del cambiamento” è la paura di uscire dalla zona di comfort. La zona di comfort o area conosciuta comprende spazi, persone, aree, abitudini. Pensiamo sia più semplice compiere sempre le stesse azioni, vedere sempre le stesse persone. Affrontare situazioni nuove ci porta ad uscire dalla nostra zona di comfort compiendo il primo passo verso il miglioramento. Il cambiamento consiste nel “rompere le abitudini”, quindi rompere i vecchi schemi. Cambiare sinapsi.

La protezione può diventare una catena e talvolta rallentare o impedire un vero e proprio cambiamento e quindi la crescita e la realizzazione personale. Rompere le abitudini è il primo passo importante nel quale vengono spezzate le catene, un’azione utile che porta verso il cambiamento, il rinnovamento.

Le abitudini quotidiane sono inconsapevoli, fanno parte dell’agire naturale; si compiono spesso gli stessi gesti, le stesse strade, senza accorgersene e a livello sociale si costruiscono e diffondono i pregiudizi e gli stereotipi che agiscono per difendere lo status quo dei micro e macro organismi sociali, pertanto i pregiudizi si formano soprattutto relativamente a persone appartenenti a un gruppo diverso dal proprio, di cui necessariamente si ha una conoscenza meno approfondita.

Gli stereotipi assomigliano molto a degli schemi mentali e quando, per valutare o prevedere il comportamento di una persona, si ricorre ad essi, si utilizza una scorciatoia mentale basandosi sull’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria sociale avrà probabilmente le stesse caratteristiche di quella categoria per cui si è al sicuro all’interno del gruppo in cui siamo inserito. Il Pregiudizio è, invece, un’opinione preconcetta, concepita non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni per cui rispecchia la connotazione più negativa dello stereotipo.

Il bisogno di cambiare, allora, arriva spontaneamente nei soggetti più sensibili e creativi, che hanno avuto modo di coltivare e sviluppare delle attitudini personali particolari attraverso le quali possono realizzare il proprio Io ed hanno perciò il coraggio di sfidare il gruppo partendo proprio dall’affermazione della diversità personale e dalla caratteristica personale che rende l’individuo “diverso” “particolare”.

La forza interiore ed intellettuale con la quale si cerca di affermare la propria diversità è l’oggetto specifico dell’invidia sociale.

Così Billy avrebbe voluto essere un intellettuale e continuare a studiare all’università invece deve rinunciare per essere un campione come la sua famiglia e la società vogliono, ma l’insoddisfazione di sé lo porta fino alla crisi in cui è costretto a rivedere tutti gli aspetti della sua vita e a cambiare gioco. A questo punto, il bisogno profondo di vincere di Billy gli permette di allearsi col giovane scienziato ideatore del metodo di selezione statistico, Peter Brand (Jonah Hill) e solo con la sua collaborazione può riconsiderare le regole economiche e il potere forte con le quali filtrano i valori dei gruppi umani e della società. Billy può accantonare le valutazioni empatiche sui giocatori, basate sull‘intuizione degli osservatori, in favore di una scelta che rivaluta il talento dei singoli e la capacità espressiva del loro valore, la stessa che fa chiedere anche agli spettatori tramite un processo introiettivo: quanto vali e qual’è il tuo vero valore?

L’arte di vincere dunque può essere la rappresentazione metaforica della vita di chi da sempre è considerato perdente in base a parametri di potere economico-sociale e, invece, psicologicamente non lo è!

Floriana De Michele

Psicologa Psicoterapeuta ad Avezzano e L’Aquila

cell. 3391249564